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In questa pagina potrete leggere gli sviluppi del romanzo che tutti insieme stiamo scrivendo.
Iscrivendovi alla newsletter del Centro Paradoxa potrete partecipare alla creazione di una fantastica storia d'amore?
di un avvincente giallo? di una sfrenata commedia? E chi lo sa.
Sta a noi scoprirlo, capitolo dopo capitolo.

 

Capitolo1

Il caffè si sta raffreddando mentre leggo il quotidiano, al bar sotto casa. Niente di nuovo, solite polemiche, soliti scandali... però tra due giorni ci sarà un concerto che mi interessa: devo sentire Marco se vuole venire e andare a prendere i biglietti. Mordo la parte centrale della brioche e la marmellata esce, macchiando il giornale: un segno del mio passaggio si aggiunge  ad altri lasciati da clienti più mattinieri di me. Oggi in effetti me la prendo comoda, mi godo l’inizio della giornata senza fretta, come se fossi in vacanza. Una voce bassa mi distoglie dai miei pensieri “scusi, posso prendere la sedia?...

Capitolo 2

Alzo lo sguardo e  mi trovo davanti due grandi occhi verdi e una bocca socchiusa in un leggero sorriso. 'Accidenti alla marmellata nelle brioches'.
Le sue sopracciglia si sollevano, in attesa.
'La sedia!!!', "Certo, la prenda pure". Il sorriso si allarga mentre le sopracciglia si rilassano.
La osservo mentre solleva la sedia e l'avvicina al tavolo di fianco al mio. Saluta le amiche e si siede. Ha i capelli lunghi, chiari, che ondeggiano mentre parla. Un uomo anziano si avvicina e mi chiede il giornale, mi alzo e con un sorriso al vecchio, mi avvicino alla cassa.
'Dovrò posticipare più spesso la mia colazione al bar'... "Caffè e brioche". Pago, saluto con la mano Mario, il barista, ed esco.
Compongo sul cellulare il numero di Marco, è libero... "Ciao Marco, tra due giorni c'è il concerto di Jackson Browne... ricordi? Te ne avevo parlato la settimana scorsa... E' al Ducale.... Si chitarre acustiche e pianoforte....un grande!! Che fai vieni?... Ok, allora passi tu a prendere i biglietti?... Bene, per me due... No, no nessuna che conosci... in realtà... Beh ma ti spiego stasera dai, che ora devo andare... Si ciao, a dopo."
'E ora come glielo spiego che in realtà non la conosco neanche io!... Naaa... ha ragione lui, sono un coglione' e sorridendo apro la portiera della macchina.

Capitolo 3

Ecco, faccio sempre così, esagero. Mi pare, in questo modo, di dare una marcia in più alle cose, come quando dopo il liceo sono partito per Milano senza alloggio né amici, e neppure l’idea di ciò che avrei fatto lì. Eppure in poco tempo Milano è diventata casa mia e questo bilocale all’ultimo piano vicino al naviglio la mia casa vera e propria, insomma si è costruita la mia vita stessa, da un viaggio in treno con una valigia piccola. Già fantastico che da un biglietto per Jackson Brown comprato ad occhi chiusi possa nascere come per magia la mia nuova storia con questa tipa mozzafiato. E’ come con la musica, quando suono col mio gruppo basta una nota per accordarci e capirci al volo, partire in sintonia con la canzone giusta. Questo concerto avrà la stessa forza di scardinare e ricostruire. Ecco cosa dico oggi, ecco cosa mi chiedo oggi. Sarà così. Intanto mi metto a lavoro, la scrivania troppo affollata come sempre, come la mia mente piena di cumuli di fogli accartocciati che ogni tanto butto via per fare nuovo spazio.  

Capitolo 4

Il primo appuntamento di oggi è con la signora Aprile. Pare che anche l’ultimo incontro che le abbiamo organizzato, quello con il signor Pezzopane, non l’abbia lasciata soddisfatta. “Dottor Lodola”, ha gracchiato al telefono ieri, “ma chi mi ha mandato venerdì sera, una mummia? È vero che ho 76 anni ma come glielo devo dire a lei e alle sue segretarie che addosso me ne sento 50!”.
Ilma Aprile, 76 anni, vedova di un ricco commerciante di auto di lusso, vaga rassomiglianza con Paola Borboni all’epoca dello storico incontro televisivo con il pappagallo Portobello, è la migliore cliente dell’agenzia di cuori solitari che ho fondato col mio socio e amico di sempre Marco Soldini qualche anno dopo il mio arrivo a Milano. “Questione di Feeling” si era affermata nel giro di poco tempo come la migliore agenzia matrimoniale presente sul territorio milanese e il cognome di Marco si era rivelato di buon auspicio: ci siamo sistemati sotto tutti i punti di vista.
Con Marco, da quando lo conosco, ho condiviso quasi tutto: la decisione di mollare l’università, la musica, il gruppo… e anche qualche ragazza. Ci chiamano il gatto e la volpe: lui è il gatto, io la volpe, forse per via dei miei capelli rossi.
Lo scampanellio nervoso e insistente della porta interrompe il flusso dei miei ricordi…. ’azz… la signora Aprile. Sento i tacchi a spillo di Sonia, una delle nostre cinque segretarie, il cui incedere mi arriva attutito dalla folta moquette verde, trotterellare verso la porta; mi stringo la cravatta attorno al collo e mi dirigo ad accogliere la vecchia strega.
“Giovanni?”, cinguetta Sonia, “la signora Aprile con sua figlia”.
Bè, ragazzi, non avete idea dell’angelo che appare ai miei occhi, incorniciato dalla porta di legno massiccio del mio studio.

Capitolo 5

Da che conosco Marco, accade inaspettatamente che una sensazione sgradevole, si intrufoli nel presente, come se fosse un post it della memoria. Credo accada nelle fasi discendenti del mio incedere milanese, ma, prudenza vuole che si mantenga una cauta distanza dalle spine, invadenti difese o scariche penetranti.
Inseguo le visioni della mente, le rose primeggiano, nonostante io non sia un giardiniere so come si coltiva il giardino degli amori altrui, a volte divago e faccio visita a qualche orto. Già l’orto del vicino! I sapori son spesso troppo veloci, si accavallano, sono distratto, troppo curioso, troppo troppo frettoloso. Tantè che suggerisco ad altri di regalare rose rosse, ma non subito, qualche incontro più in là, quando non sono attese. Evitiamo le ovvietà!
Che noiosi.
Ecco, nuovamente quel vago fastidio. I pensieri sono ad alta velocità, le immagini intermittenti si alternano a quella figura inaspettata, reale. Riappare alla mia mente Marco con il suo faccione, sento quella sua rotolante risata, percepisco un poco di sarcasmo impertinente ma contagioso, lo seguo con un sorriso, credo, spero non sia una smorfia.
Di nuovo quell’onda luminosa e chiara solleva la luce, con agili riflessi mi riporta al presente. Avanza e mi sembra di percepire la presenza dei fiori di biancospino.
Nuovamente Marco, la sua rotondità ridente riempie la mente, mi stordisce. I suoi occhi vivacissimi e bluastri cercano il mio sguardo, è un linguaggio che ben conosco, un codice, tra noi funziona in modo perfetto. Non occorrono parole. Chissà cosa leggerebbe nei mie occhi, ora.  La pupilla vivacissima e un poco impertinente è piena d’attese, domande inespresse, immagino.
Accidenti! L’amicizia ecco cos’era.
Mi raggiunge nuovamente quell’odore, profumo che invade la mente e arriva alle narici, sono confuso, no, non è un ricordo è qui lo porta con sé. È così, è quella sensazione odorosa, pungente, che riempie l’aria prima del temporale.
La voce di Marco invade ancora lo spazio della mente, con fragore: - È ozono ti dico, o-z-o-n-o! Per me puzza.-
Nell’archivio dei miei ricordi è invece, colori bianchi e grigi, fredda umidità che si posa sulla pelle, brividi improvvisi che portano con sé vento e quelle nuvole imbufalite. Sta per succedere, l’odore anticipa tutto prima ancora dello sguardo. – Giovanni! Giovanni…- il cinguettio di Sonia si fa flebile- La signora Aprile con sua figlia.- il suo viso ammicca, quasi a farlo apposta tira su il collo della camicetta, come fosse il bavero del cappotto, cerca riparo o me lo suggerisce?
Ecco volevo ben dire, è proprio un temporale, anzi un uragano, un tifone gracchiante che trascina con sé ogni sorta di rottame, ma che ci fa un angelo al seguito di questa cornacchia amorosa?
Mi rifiuto di credere nel legame di parentela. Mi rifiuto di veder naufragare ogni possibile contatto, anche platonico, nell’accidia della vecchia!  - Carissima. Eccomi, ora sono tutto per lei. Mi dica, la ascolto. Sono qui. – Poso con leggerezza la mano sotto il suo avambraccio, la mia voce è pacata e prudente. Evito con cura di incontrare lo sguardo della figura alata, trattengo il respiro, mi concentro sulla signora Aprile.
-Giusto lei signora Aprile! Com’è andata? Siete andati a ballare? Non mi dica che non avete ballato! Signora Aprile ma cos’è quell’espressione? P-o-s-i-t-i-v-a, positiva dev’essere positiva e fiduciosa!-
Ora per davvero la voce di Marco invade la stanza, dietro le due donne appare il gatto, con il suo faccione ridente. La mia natura di volpe mi tradisce.